Nel silenzio della neve

nel silenzio della neve

Siamo solo in quattro per questa escursione sulla neve di domenica: io, Fabio, Padre Gherardo e Lollo.

Ci si vede tardi, alle 8,30 al Verano. Poi tutti nella macchina della canonica e via verso Viterbo. Ci avviciniamo ad Antrodoco, un ristoro degli anni venti svetta sulla strada, coi fasci littori e le scritte d’epoca. Il Monte Giano, con la scritta DVX che nasce dalla terra, ci accompagna lungo il percorso fino al paese, dove sostiamo per prendere i panini del pranzo. Profumo di pane e di dolci caserecci, non resisto e mi prendo un pezzo di pizza bianca per un veloce spuntino.
Troviamo subito il punto in cui due anni prima avevamo parcheggiato per la stessa escursione: al bivio che porta verso Canino. E là ci si ferma. C’è un’auto e uno sciatore è fuori che si prepara. Padre Gherardo non si decide a parcheggiare, pensa di stare in mezzo alla strada e a nulla valgono le rassicurazioni mie e di Fabio. Così apostrofa lo sciatore: “Scusi ma lei lascia lì l’auto?” “Sì” gli risponde l’uomo. “Così, in mezzo alla strada? E se qualcuno deve passare?” Il Padre vuole soltanto informarsi se è bene lasciare là la macchina, ma in realtà sembra che vuole rimproverare quel poveraccio… che alla fine sposta l’auto per far sistemare meglio quella del Padre.

Ci si prepara per la camminata: ghette, guanti, berretto di lana. Lollo e il Padre anche i bastoni. C’è più neve della volta scorsa. Ci incamminiamo per la strada asfaltata tutta ammantata. Poi si volta a destra e si supera un passaggio a livello, quindi la strada a sinistra e finalmente, in fondo, alle pendici del colle, inizia il sentiero innevato che porta, dopo alcune ore di cammino, al lago.

È già tardi, e sappiamo che non arriveremo mai al lago… Lollo procede piano, preceduta dal Padre. Poi Fabio e io che apro la pista. La neve è intatta, siamo i primi a camminarci dopo la sua caduta. Tracce di un coniglio o di una lepre ci accompagnano per tutto il percorso.

Stalattiti di ghiaccio pendono dalla roccia a bordo sentiero. I rami sono piegati fino a terra per il peso della neve. Il cielo è senza una nuvola. Il freddo sopportabile. Dopo varie soste decidiamo di fermarci per il pranzo. Non avendo potuto raggiungere nessuno spiazzo scaviamo coi piedi nella neve per fare un piccolo riparo e là mangiamo. Il Padre tira fuori il suo fornelletto da campo e prepara un buon tè alla cannella. Poi si pulisce l’area e si riparte… verso le macchine. Troppo tardi per arrivare anche solo a vedere il lago.

Il ritorno è più veloce. Alla fine del percorso, io e Fabio tagliamo per il pendio e ci risparmiamo un po’ di strada. Arrivati alla strada dopo il passaggio a livello comincia a farsi scuro. Un pupazzo di neve spunta sorridente. Il Padre gli scatta una foto e poi con un calcio gli fa partire la testa. Scherzi da prete.

Arriviamo alle macchine e ci cambiamo. Decidiamo di finire la serata a cena in una pizzeria che ci consiglia Lollo, vicino Belmonte. Non riusciamo a trovarla. Ci fermiamo a chiedere info e sbagliamo strada. Alla fine la troviamo. Ci sediamo a mangiare chi una pizza (io) chi una bella bistecca (gli altri). Una birretta, acqua e coca cola, patate arrosto e antipasti di montagna, caffè per due. Si paga e si rimonta in macchina.

E dal silenzio della neve ci tuffiamo nel caos della città.

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